Chiedere scusa a Bondi

Se sotto i calcinacci della Casa dei gladiatori a Pompei, nel novembre del 2010, finì simbolicamente, prima ancora che di fatto, il mandato di Sandro Bondi al ministero dei Beni culturali, sorte assai più benevola è toccata e tocca ai suoi successori, compreso l’attuale titolare del dicastero, professor Lorenzo Ornaghi.
16 AGO 20
Immagine di Chiedere scusa a Bondi
Se sotto i calcinacci della Casa dei gladiatori a Pompei, nel novembre del 2010, finì simbolicamente, prima ancora che di fatto, il mandato di Sandro Bondi al ministero dei Beni culturali, sorte assai più benevola è toccata e tocca ai suoi successori, compreso l’attuale titolare del dicastero, professor Lorenzo Ornaghi. Non stiamo invocando per par condicio la gogna anche per lui, che non se la merita oggi così come allora non se la meritava Bondi (del quale, ricordiamolo, dopo quel crollo furono chieste le dimissioni, poi respinte, in Parlamento). Stiamo sommessamente rimarcando che allora i problemi incarogniti di Pompei funzionarono come la perfetta mostruosità da sbattere in prima pagina e in apertura di tg, a dimostrazione dell’incapacità di un politico che aveva soprattutto il torto di essere un fedelissimo di Silvio Berlusconi e di aver reagito con troppo evidente e per nulla mondano dispiacere al dileggio del salotto militante “de sinistra” dello spettacolo.

Ora il tempo delle barricate è finito, al Collegio Romano è insediato uno stimato accademico col giusto pedigree e Pompei può tornare a sgretolarsi in santa pace. Forse perché i danni che si vanno accumulando sono significativamente meno gravi di quelli avvenuti in era Bondi? No. Il fatto è che oggi non c’è più né spazio né ragione per un uso politico gaglioffo dello sfaldamento dell’intonaco del Tempio di Giove, della distruzione del mosaico di una domus nella zona dei teatri, dell’intonaco sgretolato nell’atrio della magnifica casa detta “della Venere in conchiglia”, del pilastro crollato nella casa di Loreio Tiburtino (per citare alcuni dei fatti avvenuti negli ultimi mesi e riportati dalla stampa locale o nelle brevi di quella nazionale). Ieri, sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, raccontando dei mostruosi container ormai arrugginiti e mai rimossi dal Teatro di Pompei restaurato e inaugurato nel giugno del 2010, riusciva a citare tutti – Bondi compreso – ma non il nome dell’attuale ministro. Il quale è circondato dalla stessa squadra – fatta di buoni e anche ottimi funzionari – che lavorava con il vituperato Bondi e che, dopo di lui, è rimasta in carica anche durante la permanenza al Mibac di Galan. Sappiamo tutti che in politica vince chi riesce a usare meglio le armi della propaganda, anche strumentale. Ma l’accanimento contro Bondi fu, semplicemente, ingiusto.